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Russia 1942: Mario Eugeni| home page

 

 

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Mario Eugeni
(Ascoli Piceno 1915 - fronte russo 1942)
Lettere dal fronte russo
ai genitori Fausto e Giacinta, ai fratelli Carlo e Luigi
 
     
introduzione 1941 gennaio-giugno 42 luglio-agosto 42
settembre 42
ottobre 42 novembre 42 dicembre 42 la ricerca 1943-
 
luglio-agosto 1942
     
   
  Mario,  in primo piano,  ritratto a Verona con alcuni commiltoni  
 
 
     
     
 

Ai genitori  (prima della partenza)
Verona 22 luglio 1942

 
 

Carissimi,
proprio ora ho ricevuto due vostri espressi uno di mamma e uno di papà e mi affretto a rispondervi, un po' in fretta perché ho molto da lavorare. State pur tranquilli, rimarrò al Comando e non andrò in batteria, perché non mi mandano e non lo dico per rassicurarvi ma perché è la verità. [...]

 

La partenza è quella che già sapete e cioè il 24 mattina alle 5,46. Ormai mi sono attrezzato bene, non mi manca niente anzi in  confronto agli altri avrò certamente molta roba di più. [...]

 

Non vi farò mancare mie notizie e appena sicuro vi invierò il mio indirizzo. Vi penserò sempre e mi sarete sempre vicini a farmi compagnia. Vi abbraccio affettuosamente prima di partire e vi bacio.

 

Arrivederci presto

Mario

 
 
 
     
 

Ai genitori
Nei pressi di Minsk 28 luglio 42

 
 

Carissimi, questa mattina all'inizio del quinto giorno di viaggio siamo entrati n territorio russo. Non c'è niente di eccezionale: tutte campagne interminabili, poca popolazione quasi tutti ragazzi e mai visti così malvestiti e malmessi.

Non si sa che linea faremo né quando arriveremo  ma prevedo ancora 5-6 giorni di viaggio. Qui sul treno si sta bene perché si hanno parecchie comodità e il più del tempo si passa affacciati al finestrino. Ogni stazione, ogni fermata si avvicinano tanti ragazzi ed anche ragazze che vogliono qualcosa: hanno una fame fenomenale ma preferiscono il tabacco, però sono disciplinati perché all'istante non mangiano niente, mettono tutto in tasca e credo riportino a casa loro se ce l'hanno.

Ora si cominciano a vedere vagoni fuori binario, sul terreno circostante automezzi rovesciati e qualche carro armato, proprio ora ho visto un aeroplano abbattuto ma in buono stato e l'ho fotografato1. Tutte case di legno [ill. fresco?] e vicino ad esse enormi e infinite  cataste di tavole e legname. Però una calma e una solitudine che non sembra si sia in guerra: la monotonia del paesaggio interminabilmente uguale è rotto ogni tanto da un treno militare che passa velocissimo e che ci riporta alla realtà.

Sto veramente bene, ho un appetito formidabile ed ho già acquistato un bel colorito; peccato che da ieri il sole sia sparito, ma sarà per poco perché suppongo andremo ancora più a sud e si vede che che è meglio questa vita che quella che facevo in ufficio. 

Vi abbraccio e vi bacio con affetto sempre pensandovi

1. La macchina fotografica di Mario fu restituita dopo la sua morte ma delle foto da lui scattate  non c'è notizia.

 
 
     
 

Ai genitori 
Losovaja1  2 agosto 1942

 
 

Carissimi,
siamo fermi a un paio di cento chilometri da Stalino, aspettando il nostro turno per andare avanti. Vi scrivo ora perché poi sarà quasi impossibile anche perché per per recapitarvela approfitto dell'ufficiale della tradotta che ci ha portati e che subito riparte per Verona. Credo che entro domani arriveremo alla stazione di scarico; ci sarà una sola ora per scaricare e poi partiremo sugli automezzi per la zona d'impiego.

Non posso dirvi dove perché non lo so, anzi siamo all'oscuro di tutto da quando siamo partiti senza più conoscere da allora alcun bollettino né italiano né tedesco. Il viaggio è andato bene, tranquillo senza incidenti; siamo passati in zone infestate dai partigiani ma non ne abbiamo visto nemmeno l'ombra.

Vi ho sempre inviato un saluto dalle varie stazioni in cui siamo passati, ma non so se vi arriveranno. L'itinerario è stato suppergiù il seguente: Brunero, Innsbruck, Norimberga, Halle, Varsavia, Brest, Menisk, Gomel, Karcov, Merefa, Losovaja. Dalla Polonia fino ad ora, esclusa Varsavia, non si è mai visto un paese decente; tutte catapecchie di legno e mai delle persone benvestite. Non ho mai visto tanti straccioni.

La Merania è già un po' meglio e si nota subito ma è sempre sullo stesso tipo. Stazioni ferroviarie grandiose quello sì e anche in piccoli paesi. Siamo passati in zone dove i tedeschi hanno picchiato forte e si vede bene l'effetto delle bombe.

Lungo tutto il tragitto abbiamo incontrato centinaia di vagoni sventrati, locomotive, treni blindati e materiali d'ogni genere. Questa mia vi arriverà fra dieci giorni, e facilmente avrete ancora prima mie altre notizie con la posta aerea. Appena arrivati vedrò come saremo sistemati e mi informerò come è meglio inviare qualcosa se occorresse. Non state mai in pensiero per me perché saprò cavarmela bene e ho tutto l'occorrente per salvaguardarmi la salute. Vi abbraccio forte e vi bacio.

1. Lozovaja

 
 
     
 

Ai genitori 
4 agosto 1942
 

 
   
  cartolina inviata ai genitori dalla stazione di arrivo  
 
 
     
 

Ai genitori 
5 agosto 1942

 
 

Carissimi,
siamo in marcia verso est dal g. 4/8 in cui siamo scesi dal treno. La prima tappa è a Voroscilosk1 dove attualmente mi trovo e non so quando ripartiremo né per dove.

Mi trovo molto bene, la salute e il morale sono ottimi e tutto va bene. Vi scrivo poche righe in un momento di riposo per farvi gli auguri per le attuali feste di Ascoli2 ... Questa sera appena libero vi scriverò ... Ora debbo andare via in macchina avanti per vedere la strada. Vi bacio tanto.

1. Vorosilovsk era il nome bolscevico del vecchio centro ferroviario di  Stavropol.
2. Il riferimento è alla Quintana.

 
 
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